Quali sono le tasse sulla casa

Ultimo aggiornamento: 23.04.24

 

Tutto quello che c’è da sapere riguardo le imposte che gravano sul patrimonio immobiliare, sia quelle di competenza dei proprietari sia quelle che interessano gli inquilini.

 

Le tasse in Italia relative alla casa sono distinte tra quelle da pagare una tantum, come l’imposta sul registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale o l’IVA seconda casa, che di solito si pagano quando si acquista un’abitazione, e quelle periodiche, che invece sono derivate dall’Imposta Unica Comunale IUC introdotta nel 2014 con la legge di stabilità.

Tra le imposte relative alla casa bisogna citare anche le tasse di acquisto seconda casa e quelle che seguono l’acquisto di determinati elettrodomestici, come per esempio la televisione che è soggetta al pagamento di un canone equivalente a una tassa di detenzione dell’apparecchio. L’importo del canone è comune per tutti, quindi un potenziale acquirente che compara le TV attualmente in commercio è libero di acquistare il modello che preferisce in base alla tipologia e alle dimensioni, senza che questi parametri vadano a incidere sull’importo del canone.

Tornando al discorso relativo alle tasse periodiche, invece, queste confluiscono tutte nella IUC che è un tributo contenitore, in quanto incorpora l’imposta municipale propria IMU, il tributo per i servizi indivisibili TASI e la tassa sui rifiuti TARI. Le principali imposte da pagare relative agli immobili, quindi, sono quelle che costituiscono la IUC, andiamo quindi ad approfondire ulteriormente l’argomento.

 

L’imposta municipale propria

Conosciuta più semplicemente come IMU, questa tassa è stata creata per sostituire la vecchia imposta comunale sugli immobili (ICI), e ha inglobato parte dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle sue addizionali relative ai redditi fondiari su beni non locati.

Il presupposto dell’imposta, ovviamente, è il possesso di beni immobili, fabbricati, terreni agricoli e relative pertinenze; le amministrazioni comunali, nell’IMU, sono i soggetti attivi, ovvero l’accertamento e la riscossione del tributo competono direttamente al Comune al quale, fatta eccezione per una piccola quota che compete allo Stato, spettano anche le somme, le eventuali sanzioni e gli interessi.

I soggetti passivi invece, cioè quelli interessati al pagamento dell’imposta, sono i proprietari di singole abitazioni, di seconde case, di negozi, uffici, capannoni e altri locali che non sono di pertinenza all’abitazione principale.

L’IMU viene calcolata sulla base della rendita catastale rivalutata del 5%; la cifra ottenuta viene poi moltiplicata per un coefficiente che corrisponde alla categoria dell’immobile, ottenendo così il valore sul quale viene applicata l’aliquota specifica deliberata dal Comune in cui è situato l’immobile.

Esiste una differenza sostanziale nel calcolo tra IMU prima casa e IMU seconda casa, ragion per cui i proprietari di seconde case sono soggetti al pagamento di un importo nettamente superiore rispetto ai possessori di una sola casa.

 

IMU seconda casa: quando non si paga?

Esistono casi specifici nei quali è possibile essere esentati dal pagamento dell’importo IMU sulla seconda casa, per l’intero ammontare oppure per il 50% della somma dovuta. L’esenzione per intero viene applicata quando l’immobile non esente viene ceduto in comodato d’uso gratuito a parenti di primo grado in linea retta; mentre lo sconto del 50% si applica agli immobili concessi in comodato d’uso gratuito dai genitori ai figli.

Per beneficiare di queste agevolazioni, però, è necessario rispettare i seguenti requisiti:

1. L’immobile deve essere sfruttato dal comodatario come abitazione principale.

2. L’immobile in comodato d’uso non deve in alcun modo rientrare nelle categorie catastali di lusso A/1, A/8 e A/9.

3. Il comodante deve essere proprietario di un solo immobile, in Italia, oltre all’abitazione principale.

4. Il comodante deve avere la residenza e il domicilio abituale nello stesso comune in cui si trova l’immobile dato in comodato d’uso.

5. Il comodante deve presentare la dichiarazione IMU per attestare il possesso dei requisiti sopra indicati.

 

TASI cos’è: il tributo per i servizi indivisibili

La TASI non è un’imposta sulla casa ma un tributo da versare al Comune di residenza allo scopo di coprire le spese per i servizi cosiddetti “indivisibili”, tra i quali l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade.

La differenza tra IMU e TASI, quindi, consiste soprattutto nel fatto che la seconda è applicata indistintamente a tutti gli immobili e senza deroghe.

 

TASI chi la deve pagare?

L’importo della TASI va pagato in parte dai proprietari oppure, se è il caso, suddiviso tra i proprietari e gli affittuari; questi ultimi sono tenuti a corrispondere una quota che può variare dal 10 al 30% dell’importo complessivo, in base a quanto deliberato dal Comune di appartenenza. L’importo da pagare viene calcolato in un modo analogo a quello dell’IMU, ma l’aliquota applicata in questo caso varia da 1 a 10,6 per mille; fanno eccezione solo le prime case, per le quali l’aliquota non supera il 2,5 per mille.

Il pagamento viene diviso in due rate, che possono essere anche di importo diverso, con rispettive scadenze il 16 giugno e il 16 dicembre di ogni anno.

 

La tassa sui rifiuti

Il trittico che costituisce la IUC è completato dalla tassa sui rifiuti, comunemente nota come TARI, e destinata appunto a finanziare i costi dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Anche in questo caso il presupposto della TARI è la proprietà o la detenzione, a qualunque titolo, di fabbricati, immobili, locali o aree scoperte, a qualsiasi uso siano adibiti e suscettibili di generare rifiuti urbani. Non sono invece comprese le aree scoperte, accessorie o pertinenziali a locali tassabili che però non sono operative, e le aree comuni condominiali che non sono detenute o occupate in via esclusiva.

Il pagamento della TARI, quindi, compete sia ai proprietari sia ai locatari e ai comodatari, anche nel caso in cui la proprietà di un’abitazione sia condivisa tra più persone che vi coabitano. I Comuni possono prevedere delle riduzioni o delle esenzioni totali dal pagamento della TARI per le utenze non domestiche a indigenti e a persone in difficoltà finanziarie, oppure riduzioni o agevolazioni per le abitazioni con unico occupante.

Il pagamento viene di solito suddiviso in tre parti: due acconti e un saldo; il primo acconto deve essere pagato entro la fine del mese di aprile, il secondo entro la fine di luglio e il saldo entro la fine dell’anno, ma i singoli Comuni possono apportare delle variazioni alle scadenze.

Se, alla fine di tutte questi pagamenti, vi resterà in tasca ancora qualche euro, potrete pensare di spenderlo per acquistare un climatizzatore senza unità esterna o un nuovo impianto stereo.

 

 

 

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