Come funziona il riscaldamento centralizzato in un condominio

Ultimo aggiornamento: 18.01.21

 

Gli impianti centralizzati sono comodi in quanto permettono ai proprietari di risparmiare, ma non sono esenti da svantaggi. Andiamo ad approfondire ulteriormente l’argomento.

 

Il riscaldamento centralizzato è un impianto unico in grado di fornire riscaldamento a un numero di abitazioni che varia in base alla tipologia e alle dimensioni dell’edificio in cui è installato.

L’impianto centralizzato è in tutto e per tutto analogo a quelli autonomi progettati per le singole abitazione, cioè è costituito da una caldaia che può essere alimentata a biomassa o a gas; l’unica differenza sta nella loro complessità e nella potenza, che sono superiori rispetto a quelle degli impianti autonomi per le singole abitazioni.

Generalmente gli impianti di riscaldamento domestico centralizzati risultano particolarmente vantaggiosi, in quanto possiedono caldaie più grandi che hanno una maggiore efficienza, e di conseguenza anche un costo di gestione più basso; mentre la spesa media del riscaldamento autonomo invece, a parità di calore prodotto tende comunque a essere più alta.

Lo “svantaggio” invece, se tale si può considerare, è quello di essere soggetti a una gestione meno liberale, con precisi orari di accensione e spegnimento e soltanto in determinati periodi dell’anno, mentre per gli impianti di riscaldamento autonomo non è prevista alcuna restrizione e possono essere accesi e impostati alla temperatura che si desidera.

La caldaia condominiale, inoltre, fornisce soltanto il riscaldamento; per la produzione di acqua calda sanitaria, quindi, ogni appartamento deve essere dotato di uno scaldabagno, elettrico o a gas che sia, per sopperire al fabbisogno; ma andiamo con ordine in modo da approfondire meglio i diversi aspetti e avere un quadro più chiaro della situazione.

I vantaggi del riscaldamento condominiale

Per quanto riguarda i vantaggi dal punto di vista economico, come accennato in precedenza, uno dei pregi principali del riscaldamento condominiale è quello di avere un minore impatto, sia sui proprietari sia sugli inquilini degli appartamenti; questi ultimi, infatti, sono tenuti a pagare soltanto le quote relative al consumo di combustibile, che sono ripartite in base alle tabelle millesimali, e quelle destinate agli interventi di manutenzione periodica.

I proprietari, sono soggetti anche alle eventuali spese di acquisto e installazione dell’impianto centralizzato, nel caso degli edifici condominiali di nuova costruzione, oppure per quelle destinate alla sostituzione di un vecchio impianto con uno nuovo; in entrambi i casi, ovviamente, l’importo complessivo dell’investimento viene ripartito tra i diversi proprietari dello stabile.

Sia dal punto di vista delle spese di acquisto, installazione e manutenzione, sia per quanto concerne la gestione e l’acquisto del combustibile, quindi, l’impianto centralizzato offre maggiori vantaggi rispetto a un impianto di riscaldamento autonomo. L’entità dell’investimento per i singoli proprietari infatti, in caso di nuova installazione, non è poi tanto dissimile da quella che si dovrebbe sostenere per un sistema autonomo, mentre si risparmia più o meno sensibilmente sulle spese del combustibile, vista la maggiore efficienza dell’impianto centralizzato.

 

Le limitazioni dell’impianto centralizzato

L’unico reale svantaggio degli impianti di riscaldamento centralizzato è dato dalla minore libertà di gestione; per massimizzare il rendimento e ridurre i consumi, infatti, bisogna rispettare una rigida tabella di marcia per quanto riguarda le ore di attività giornaliere.

Se l’accensione del riscaldamento privato è a discrezione del proprietario, che può attuarla a qualsiasi orario desideri e in qualsiasi stagione dell’anno, in seguito a circostanze straordinarie, negli impianti centralizzati questo non è possibile.

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L’accensione del riscaldamento condominiale è consentita soltanto durante il periodo invernale, solitamente da metà ottobre fino alla fine di marzo, e solo in determinate fasce orarie; a differenza degli impianti autonomi, inoltre, il funzionamento di quelli centralizzati è strettamente regolato dalla legge.

Le normative vigenti indicano perfino come accendere i termosifoni, e cioè in che posizione bisogna regolare le valvole termostatiche dei radiatori in modo da rispettare i limiti previsti per quanto riguarda le emissioni di CO2 e, al tempo stesso, ottimizzare la temperatura del riscaldamento.

Le fasce orarie e le temperature indicate nella normativa cambiano ovviamente da regione a regione, e spesso anche da Comune a Comune, in quanto seguono una tabella di ripartizione territoriale basata sulla temperatura media durante la stagione fredda.

 

É possibile installare un impianto di riscaldamento autonomo in un condominio?

Gli impianti di riscaldamento di nuova generazione sono sempre più efficienti ormai, soprattutto quelli autonomi, quindi in alcuni casi questi possono rivelarsi più vantaggiosi rispetto all’impianto condominiale. Di conseguenza un condomino potrebbe considerare seriamente l’idea di staccarsi dal riscaldamento centralizzato installando un impianto autonomo.

In alcuni edifici condominiali vigono regolamenti che non pongono particolari restrizioni in merito, mentre altri potrebbero includere una clausola che vieta tassativamente il distacco dall’impianto centralizzato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, però, ha stabilito l’illegittimità di questa clausola, e ha sancito che i proprietari dei singoli appartamenti situati in edifici condominiali hanno il pieno diritto di staccarsi dall’impianto centralizzato se lo desiderano, a patto però che il distacco non causi notevoli squilibri di funzionamento oppure aggravi di spesa per gli altri condomini.

Costi e obblighi in caso di distacco dall’impianto centralizzato

Il proprietario che ha deciso di installare un impianto autonomo sarà quindi esonerato dal pagamento delle quote relative al consumo di combustibile, ma sarà comunque tenuto a pagare quelle per le spese di manutenzione dell’impianto, al quale potrebbe decidere di riallacciarsi in qualsiasi momento, nonché le eventuali spese derivanti dai consumi involontari rilevati lungo la rete dell’impianto, ovvero delle dispersioni di calore che si verificano lungo i tubi di riscaldamento e vanno a beneficio involontario di tutti gli appartamenti, inclusi quelli distaccati dall’impianto centralizzato.

Il distacco può avvenire senza problemi e senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte dell’assemblea dei condomini; quest’ultima infatti, come accennato prima, può vietare il distacco solo nel caso di notevoli squilibri di funzionamento dell’impianto o di un aggravio di spesa per gli altri. Soltanto in questi casi l’assemblea, o un singolo condomino, potrebbero fare causa al proprietario che si è distaccato, al fine di fargli dismettere l’impianto autonomo. Il normale aggravio dovuto al fatto che uno dei condomini non concorre più alle spese del consumo di combustibile, però, è scontato e non può essere tenuto in considerazione.

Se le discussioni con gli altri condomini per la gestione del riscaldamento sono all’ordine del giorno, per non avere problemi per quanto riguarda il raffrescamento dell’appartamento potreste invece optare per un climatizzatore senza unità esterna, che così non andrà a deturpare in alcun modo la facciata dello stabile.

 

 

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