Normativa per lo scarico della condensa dei condizionatori

Ultimo aggiornamento: 13.05.21

 

I condizionatori sono sempre più diffusi e il loro uso è incrementato notevolmente, di conseguenza lo smaltimento dell’acqua di condensa sta diventando un serio problema.

 

Le norme che regolano lo scarico delle acque di condensa nella rete fognaria sono contenute nella Parte terza del Decreto Legislativo n.152 del 3 aprile 2006; la disciplina, però, è tratteggiata in modo generale, cioè si riferisce agli scarichi di qualsiasi tipo di impianto, nelle acque di superficie, sotterranee o fognarie, che sia pubblico o privato e indiretto o diretto.

 

Scarico condensa condizionatori normativa

La norma stabilisce che le acque di condensa, prima di essere scaricate in fogna o in acque superficiali, debbano possedere un pH di valore compreso tra 5,5 e 9,5; da questo si può desumere che il regolamento tiene conto innanzitutto dell’acqua di condensa prodotta dai fumi di combustione.

Secondo la normativa, quindi, le acque prodotte dalla condensa dovrebbero essere opportunamente filtrate in modo da abbattere la loro acidità; nella realtà dei fatti, però, la maggior parte delle acque reflue di origine domestica hanno un pH basico, di conseguenza quando sono mescolate alle acque di condensa provenienti da caldaie e canne fumarie, il pH acido di queste ultime viene abbattuto in modo naturale.

Tra le acque reflue domestiche a pH basico rientra anche lo scarico condensa condizionatore, in quanto non deriva da fumi di combustione ma dalla condensa a freddo generata dal gas refrigerante, di conseguenza queste acque possono essere smaltite anche senza essere previamente filtrate.

La problematica principale legata allo smaltimento della condensa degli impianti di climatizzazione, però, consiste soprattutto nella quantità di acqua di scarico e nella velocità con cui questa viene prodotta. Vediamo quindi di affrontare l’argomento in maniera mirata e di proporre diverse soluzioni attuabili a seconda dei casi specifici.

 

I condizionatori portatili

Per comprendere bene le possibili problematiche legate alla produzione e allo smaltimento dell’acqua di condensa dei condizionatori, bisogna partire innanzitutto da un esame di questi impianti e capire le differenze tra quelli portatili e quelli a installazione fissa.

I modelli portatili, per esempio, hanno un sistema di raccolta interno per l’acqua di condensa, una vaschetta la cui capacità varia in funzione delle dimensioni del condizionatore. La frequenza con cui la vaschetta deve essere svuotata dipende sostanzialmente da due fattori, la capacità di contenimento della stessa e la frequenza d’uso del condizionatore; se non si fa attenzione a svuotare la vaschetta prima che si riempia del tutto, allora il condizionatore perde acqua riversandola sul pavimento.

Dal momento che l’apparecchio è portatile, inoltre, di solito non è predisposto per il collegamento a un tubo di scarico; di conseguenza diventa obbligatorio ricordarsi di controllare regolarmente il livello di acqua nella vaschetta quando il condizionatore è in funzione.

I climatizzatori con unità esterna

Gli impianti dotati di split e unità esterna integrano un semplice sistema di spurgo del condizionatore senza pompa, cioè la condensa che si forma all’interno dell’apparecchio viene semplicemente espulsa attraverso un tubicino, ragione per cui sono i meno problematici da gestire.

L’immagine dell’unità esterna del condizionatore che gocciola costantemente, quando è in funzione, è emblematica di questo tipo di impianti, e rende manifesta anche la naturale soluzione dello smaltimento dell’acqua di condensa. Se lo scarico è esterno all’appartamento e finisce direttamente sul terreno, infatti, allora si può fare a meno di intervenire; se le unità esterne sono installate su balconi e terrazze, però, bisogna trovare un modo diretto o indiretto per smaltire l’acqua. 

Una delle soluzioni più comuni per chi vive negli edifici condominiali, per esempio, è quella di utilizzare dei contenitori per raccogliere l’acqua, ma bisogna ricordarsi sempre di svuotarli con regolare frequenza. La scelta migliore per lo scarico condensa dell’unità esterna del condizionatore, in questi casi, sarebbe quella di collegare un piccolo tubo lungo quanto basta a portare lo scarico direttamente sul terreno o presso una grata di raccolta delle acque piovane.

 

I climatizzatori senza unità esterna

Gli impianti di climatizzazione senza unità esterna, invece, sono costituiti dal solo split aria condizionata con il motore integrato al loro interno, quindi possono contare sia sulla vaschetta di raccolta sia sulla possibilità di scaricare direttamente la condensa all’esterno; in quest’ultimo caso si può procedere al montaggio della cassetta di predisposizione del condizionatore.

Nel caso si scelga la prima opzione però, cioè l’uso della vaschetta, l’impianto è soggetto alle stesse problematiche dei dispositivi portatili, ovvero l’obbligo di svuotare la vaschetta regolarmente perché se questa arriva a riempirsi del tutto esce acqua dal condizionatore. Installando la cassetta di predisposizione allo scarico, invece, il condizionatore gocciola direttamente all’esterno.

Possibili alternative allo smaltimento

Come abbiamo potuto constatare nei paragrafi precedenti, lo scarico diretto è la soluzione che pone meno problemi; però abbiamo anche constatato che non sempre è possibile attuarla, soprattutto quando i condizionatori sono installati ai piani alti degli edifici condominiali. Nella maggior parte dei casi, quindi, l’acqua di condensa viene raccolta prima di essere smaltita, e data la notevole quantità prodotta diventa quasi uno spreco doverla semplicemente buttare.

La condensa produce acqua demineralizzata infatti, la quale si presta a molteplici utilizzi. Tanto per cominciare può essere usata per la manutenzione dell’automobile, per esempio; essendo demineralizzata è ottima come acqua per il radiatore, che così non sarà soggetto a depositi di calcare, e anche per le batterie, nel caso si adoperino quelle non a secco.

Può essere usata anche per lavare i pavimenti, per il bucato a mano oppure per lavare le scarpe, soprattutto quelle usate per le attività sportive; tra i vari consigli sulle scarpe da MTB, per esempio, si possono trovare anche quelli relativi ai metodi di lavaggio più efficaci per rimuovere fango e sporco senza rovinarle.

Gli amanti del giardinaggio possono inoltre prendere in considerazione l’idea di creare un sistema di scarico direttamente nei vasi; innaffiando di tanto in tanto con acqua del rubinetto in modo da compensare la mancanza di sali minerali dell’acqua di condensa.

 

 

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