Cosa è richiesto per l’installazione di una caldaia a condensazione

Ultimo aggiornamento: 28.05.20

 

Le caldaie a condensazione esistono dal 1961, anno in cui la nota ditta italiana Ignis ne progettò e realizzò il primo modello. Il loro impiego però è divenuto realmente vantaggioso soltanto in anni recenti, quando il problema del riscaldamento domestico ha assunto una dimensione globale a causa dell’elevato impatto ambientale dovuto alle massicce emissioni di fumi scarico.

 

La normative per non inquinare

Per rispettare le direttive internazionali relative al protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni inquinanti e dei gas serra, redatto nel 1997, il governo italiano ha stabilito una serie di normative molto rigide e severe, sia in merito all’installazione, alla verifica, al controllo, e alla manutenzione dei generatori di calore, sia per quanto concerne il corretto modo di smaltire i fumi di combustione, quindi lo standard da seguire per tutto ciò che concerne la creazione e l’installazione di camini, canne fumarie e altri metodi di tiraggio.

Se da un lato il governo è strettamente rigido per quanto riguarda l’applicazione di queste norme, tese soprattutto a colpire i cittadini meno consapevoli o meno sensibili rispetto al grave problema dell’inquinamento, dall’altro è pronto invece a premiare i cittadini che compiono scelte più onerose dal punto di vista economico, ma con una maggiore sostenibilità a lungo termine, sia per l’ambiente sia per l’economia.

 

 

Lo Stato viene in aiuto con l’Ecobonus

Dal momento che le caldaie a condensazione rappresentano uno dei sistemi attualmente meno inquinanti e anche più economici, sul versante dei costi di gestione soprattutto, il governo italiano corrisponde dei munifici incentivi a coloro che scelgono di installarne una ex novo, oppure di sostituire la vecchia caldaia con un nuovo modello a condensazione.

Il primo è una detrazione fiscale del 50% sulle spese di acquisto e installazione, il che significa che se il modello scelto viene a costare, tutto compreso, 1.000 euro, la metà verrà detratta dall’importo annuale da versare delle tasse sul reddito.

Un ulteriore incentivo che pende a favore delle caldaie a condensazione, inoltre, è rappresentato dall’Ecobonus, che è stato rinnovato anche per tutto il 2020, che dà diritto a una detrazione fiscale del 65% se insieme alla caldaia a condensazione si installano anche sistemi di termoregolazione evoluti, come gli impianti solari termici tanto per fare un esempio.

Data la nuova tendenza, le aziende produttrici leader nel settore della termotecnica, stanno proponendo delle soluzioni avanzate per impianti solari termici con caldaia a condensazione che, considerando l’elevata percentuale di detrazione data dall’Ecobonus, a dei costi che possono essere facilmente ammortizzati nel giro di pochi anni, a fronte di una durata complessiva dell’impianto che può superare anche i venti anni

 

I passaggi per l’installazione

Queste sono le motivazioni principali che spingono sempre più persone verso la scelta di una caldaia a condensazione, ma prima di affrettarsi bisogna ricordarsi sempre della famosa norma di legge che ne regola l’installazione, e quindi bisogna prima di tutto verificare le condizioni del proprio immobile e vedere se è possibile o meno effettuare la conversione dal vecchio impianto al nuovo in base alle proprie disponibilità. Se l’immobile è in corso di ristrutturazione, oppure di nuova costruzione, allora il problema non sussiste minimamente visto che l’impianto sarà progettato apposta per essere compatibile con i nuovi standard.

Se invece l’immobile è datato e non può essere soggetto a ristrutturazioni sostanziali, potrebbero non esserci le condizioni adatte all’installazione di una caldaia a condensazione. La tecnologia del recupero di calore attraverso la condensazione dei fumi di scarico, infatti, oltre ai fumi stessi crea un ulteriore sottoprodotto che deve essere smaltito, e cioè la condensa.

Dal momento che l’acqua di condensa dei fumi trattiene tutto il particolato e le eventuali polveri sottili, diventa una sorta di fanghiglia nera che va smaltita nei termini previsti dalla legge. Le caldaie a condensazione, quindi, non solo richiedono il collegamento a una canna fumaria per lo scarico dei fumi, ma anche a un secondo sistema di scarico per la condensa prodotta.

 

 

La gestione dei fumi di scarico

Il tiraggio dei fumi rappresenta un altro grosso scoglio da superare, la norma infatti prevede lo scarico obbligatorio dei fumi a tetto, con la canna fumaria in posizione sempre verticale e inclinata massimo di 45° soltanto in presenza di condizioni architettoniche e strutturali che non è possibile alterare in alcun modo. Le caldaie tradizionali sono meno penalizzate da questa normativa, soprattutto in ambito condominiale, le caldaie a condensazione invece, proprio per il loro sistema di recupero del calore, sono prive di tiraggio naturale ma integrano un sistema di ventilazione forzata che convoglia i fumi nel ciclo di restituzione del calore, prima di spingerli verso uno scarico che, per comodità, la maggior parte delle volte è posizionato a parete. Questo contravviene alla norma, che invece prevede lo scarico obbligatorio a tetto dei fumi, con tiraggio verticale.

In ultima analisi, quindi, la caldaia a condensazione offre una serie di vantaggi che la rendono una delle migliori soluzioni adottabili dal punto di vista economico, ma richiede una certa spesa iniziale e l’installazione, per quanto semplice in alcuni contesti, è decisamente più problematica in altri e impone un’attenta valutazione della sua fattibilità.

La normativa sullo scarico dei fumi per esempio, in alcuni condomini, può essere tranquillamente soggetta a delle eccezioni, oppure vi potrebbe capitare di dover richiedere una semplice autorizzazione dai condomini stessi. Negli immobili di nuova costruzione invece, condomini inclusi, non troverete particolari problemi, anzi sarete facilitati dalle predisposizioni per l’installazione degli impianti più evoluti, inclusi gli impianti solari termici, già integrate nell’edificio perché studiate ad hoc a partire dalla fase progettuale dello stesso.

Molta più flessibilità invece, è attuata verso coloro che vivono in zone remote, rurali o scarsamente urbanizzate; in quei casi, per favorire l’utilizzo di un impianto di riscaldamento a basso consumo e a basso impatto ambientale come la caldaia a condensazione, è permesso anche lo scarico dei fumi a parete e altre autorizzazioni speciali che permettono di alleggerire notevolmente le restrizioni imposte dalla normativa. Se vi trovate in una situazione del genere, quindi, e state pensando di dotare di un nuovo impianto di riscaldamento la vostra casa in montagna, non avrete alcuna particolare difficoltà nell’installazione di una bella caldaia a condensazione.

 

 

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