La stufa a pellet nei condomini: vantaggi e requisiti richiesti

Ultimo aggiornamento: 01.06.20

 

Le stufe a pellet sono sempre più richieste e apprezzate dal momento che permettono un notevole risparmio sulle spese per il riscaldamento e la produzione di acqua sanitaria. Ciò è possibile soprattutto grazie ai ridotti costi di gestione, dal momento che la manutenzione della stufa è minima e il prezzo del pellet è decisamente vantaggioso rispetto a quello dell’energia elettrica e degli altri combustibili fossili; fatta eccezione per il gas ovviamente, che però ha problematiche di altro tipo.

 

Il cronotermostato

L’ulteriore vantaggio della stufa a pellet è quella di poter disporre di un cronotermostato integrato, e anche i modelli più datati che ne sono privi possono essere facilmente adattati montando una semplice scheda elettronica. Il cronotermostato permette di programmare gli orari di accensione e spegnimento in modo che avvengano in maniera del tutto autonoma, oppure di controllarli da remoto tramite l’app da scaricare sui dispositivi mobili.

Questa caratteristica fa della stufa a pellet una delle alternative più comode e a buon mercato, tra tutte le soluzioni disponibili per il riscaldamento domestico e la produzione di acqua calda sanitaria. È perfetta da integrare anche in un contesto di ultima generazione, come i nuovi edifici costruiti secondo i canoni della domotica e attrezzati per automatizzare il più possibile, e di conseguenza facilitare, il controllo intelligente degli elettrodomestici e degli impianti al fine di azzerare gli sprechi, ridurre i consumi di energia e i livelli di inquinamento.

 

 

Cosa prevede la normativa

La legge italiana, però, è molto rigida in materia di sicurezza e impatto ambientale, e dal momento che la stufa a pellet, anche se in quantità ridotte, genera comunque emissioni inquinanti, la sua installazione nell’appartamento di un edificio condominiale o in una singola unità abitativa, è soggetta all’adempimento di tutta una serie di requisiti, prescritti dalle normative vigenti. Nei contesti condominiali soprattutto, quindi, potrebbe non essere così semplice installare una stufa a pellet.

Se la vostra casa fa parte di un condominio e avete deciso di dotarvi di una stufa a pellet, la prima cosa da fare per avere un quadro completo della situazione a cui si va incontro è studiare con attenzione la norma UNI 10683 del 2005, e la relativa integrazione del 2012, che regola l’installazione, la verifica, il controllo e la manutenzione dei generatori di calore alimentati a legna o altri biocombustibili solidi, nonché la UNI EN 13501-1, che stabilisce i parametri per lo scarico dei fumi di tali generatori. In questo modo potrete farvi un’idea degli adempimenti richiesti e capire se effettivamente è possibile installare o meno la stufa a pellet nella vostra abitazione prima di procedere all’acquisto.

Per quanto riguarda il corpo della stufa gli standard richiesti per l’installazione, per sommi capi, sono il posizionamento in una porzione ampia di locale, in modo da mantenere la distanza prescritta sia dalle pareti sia dal mobilio. Non è permesso, inoltre, collocare materiali infiammabili nei pressi della stufa. In questa categoria rientrano anche tendaggi, suppellettili, oggetti d’uso comune, soprammobili o dispositivi vari, realizzati con fibre o materiali che, se esposti al calore intenso per periodi prolungati, rischiano di deteriorarsi e prendere fuoco. È necessario quindi che un tecnico specializzato proceda alla valutazione dello stato della stanza dove si ha intenzione di collocare la stufa a pellet, e la funzionalità delle prese d’aria a cui andranno collegati i tubi di raccordo.

Le cose si complicano ulteriormente, invece, per quanto concerne lo scarico dei fumi di combustione. La normativa UNI EN 13501-1 è molto restrittiva infatti, innanzitutto stabilisce che il generatore di calore deve obbligatoriamente scaricare a tetto, sia negli edifici condominiali sia nelle singole unità abitative a partire dal 2012, anno dell’integrazione della modifica.

 

Le differenze in base alla tipologia di abitazione

Per coloro che abitano nei condomini, quindi, bisogna innanzitutto verificare se la predisposizione al collegamento a una canna fumaria è già esistente. Se l’edificio condominiale è di recente costruzione le canne fumarie dovrebbero essere già integrate nella struttura, e le relative prese di collegamento collocate in ogni singolo appartamento. Se l’immobile è di vecchia data però, quasi sicuramente è dotato soltanto della canna fumaria singola, mutuata dal precedente impianto di riscaldamento centralizzato, il proprietario dell’appartamento dovrà quindi provvedere all’installazione di una canna fumaria singola, con scarico posizionato sul tetto e tubo a percorso verticale, a sue spese ovviamente.

 

 

La norma UNI EN 13501-1, infatti, proibisce espressamente di allacciare le stufe a pellet a una canna fumaria collettiva ramificata, nella quale convergono quelle dei generatori di calore di ogni singolo appartamento, e lo consente soltanto nel caso di sistemi intubati multipli, per apparecchi di tipo B e per le stufe a gas che sono dotate di dispositivo di sicurezza per l’interruzione del flusso in caso di difetti o avarie, verificato e certificato a norma di legge.

La stessa norma, inoltre, stabilisce anche i parametri relativi ai materiali di fabbricazione dei tubi di collegamento e delle componenti della stufa a pellet, che devono essere di classe A1 per quanto riguarda la non infiammabilità, la capacità isolante e altre caratteristiche specifiche.

È anche indicato che la camera di combustione deve essere realizzata in lega di acciaio AISI 316, quindi è bene assicurarsi che la scheda tecnica della stufa a pellet riporti tutte le specifiche di costruzione per verificare se è compatibile per l’installazione, e che il canale da fumo deve essere sempre coibentato e posizionato in modo da essere facilmente ispezionabile e permettere il recupero della fuliggine durante la pulizia periodica.

In alcuni casi eccezionali, potrebbe essere ancora possibile installare una stufa a pellet con scarico dei fumi a parete invece che a tetto, grazie a quelle che vengono comunemente definite stufe a pellet senza canna fumaria, anche se la definizione è chiaramente errata e paradossale.

In realtà, infatti, la canna fumaria semplicemente non è necessaria dal momento che la stufa integrati sensori per il controllo della temperatura e dell’ambiente circostante, ai fini della sicurezza, e un sistema di ventilazione che attua il tiraggio forzato dei fumi e li convoglia direttamente all’esterno tramite lo scarico a parete.

Per un’installazione di questo tipo, però, bisogna ottenere le dovute autorizzazioni del caso dopo aver presentato la valutazione tecnica richiesta, prodotta da un esperto del settore.

 

 

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