Qual è il consumo di un climatizzatore?

Ultimo aggiornamento: 02.12.21

 

La scelta di non installare i climatizzatori è spesso subordinata a una mera questione di consumo energetico. Facciamo un po’ di chiarezza.

 

Sempre più persone ormai scelgono di installare i climatizzatori e usarli anche per il riscaldare la casa in inverno, ma molti hanno ancora paura dell’elevato consumo di elettricità e preferiscono orientarsi su alternative apparentemente più economiche.

La risposta alla fatidica domanda “quanto consuma un condizionatore” è semplice, un apparecchio singolo incide sulla bolletta per un importo che varia dai 70-80 ai 120-150 euro circa, a seconda delle caratteristiche e della potenza. I consumi possono variare ulteriormente in base alle circostanze di utilizzo, andiamo quindi ad approfondire l’argomento.

 

Le tipologie di apparecchio

Le parole condizionatore e climatizzatore sono spesso usate come sinonimi, ma in realtà hanno significati diversi e indicano due dispositivi le cui caratteristiche non devono essere confuse.

Il condizionatore, infatti, si limita esclusivamente a rinfrescare l’aria; l’apparecchio permette di regolare la velocità del flusso ma non la temperatura o la percentuale di umidità, inoltre non è nemmeno in grado di ottimizzare la portata d’aria emessa ed è dotato di sistemi di filtrazione semplici che non migliorano la qualità dell’aria. In parole povere, quindi, i condizionatori servono solo a raffreddare l’aria durante la stagione calda; in compenso però, proprio grazie alla sua semplicità rispetto al climatizzatore, il consumo del condizionatore è inferiore proprio perché viene adoperato solo per pochi mesi all’anno.

I climatizzatori, invece, sono in grado di rendere l’ambiente freddo o caldo a seconda della stagione, quindi possono essere usati tutto l’anno. Le loro funzionalità sono più complesse e permettono sia di regolare la temperatura sia la portata di aria emessa, inoltre sono dotati della funzionalità di deumidificazione e di sistemi di filtrazione più efficienti, quindi sono in grado di migliorare la qualità dell’aria all’interno dell’abitazione.

Le ulteriori funzionalità possedute però, a cominciare dalla pompa di calore che permette di riscaldare gli ambienti in inverno, fanno sì che il consumo del climatizzatore, soprattutto nella funzione di riscaldamento, sia maggiore rispetto a quello del condizionatore.

Le indicazioni sul consumo

Indipendentemente dal fatto di scegliere un climatizzatore Samsung, Mitsubishi, Daikin, Toshiba o di una qualsiasi altra ditta ditta produttrice, è importante dare un’occhiata all’etichetta energetica, dal momento che questa riportati i dati relativi alla potenza e al consumo dell’apparecchio.

La potenza termica utile del condizionatore è espressa in BTU, ma in alcuni modelli l’etichetta energetica riporta solo la potenza in kW, quindi se si vuole avere un’idea del consumo di un apparecchio la cui etichetta riporta soltanto i kW, bisogna fare un calcolo di conversione BTU kW.

La sigla BTU sta per British Thermal Unit, ed è l’unità di misura dell’energia che occorre per innalzare di un grado Fahrenheit una libbra d’acqua in determinate condizioni iniziali; tenendo conto che 3,4 BTU equivalgono a un Watt di potenza elettrica, quindi, se la scheda tecnica di un condizionatore riporta solo la potenza in Watt basta fare un semplice calcolo. Nel caso di un apparecchio da 2 kW di potenza, per esempio, basta moltiplicare 3,4 per 2.000 e si otterrà la potenza in BTU, in questo caso 7.000.

Nel caso in cui la scheda tecnica dell’apparecchio riporti soltanto i BTU e si voglia quindi conoscere la potenza in kW, invece, si dovrà eseguire il calcolo inverso. Facendo l’esempio di un climatizzatore da 12.000 BTU si dovrà eseguire la seguente operazione:

12.000 : 3,4 = 3.529 Watt

La potenza equivalente dell’apparecchio, quindi, sarà di 3,5 kW.

La conversione BTU kW è semplice, ma serve esclusivamente a dare un’idea dell’efficienza energetica dell’apparecchio e del volume d’aria che è in grado di riscaldare o raffreddare. Potrebbe capitare addirittura che alcuni apparecchi, in virtù del fatto che sono dotati di motori inverter, riportino la potenza in ampere; questo avviene molto più raramente, ma in quel caso bisogna eseguire la conversione 1 kW = ampere usando la formula W = A x V, e la formula inversa A = W : V per eseguire la conversione da ampere a Watt.

Quanto consuma un condizionatore in euro

Per semplificare le cose ed essere in grado di capire quanto può incidere un condizionatore sulla bolletta dell’energia elettrica, basta dire che la potenza termica dello stesso, quando viene indicata in kW, si riferisce a quanto consuma un condizionatore all’ora. Se l’apparecchio riporta una potenza termica di 3,5 kW, quindi, questi sono da intendersi come rateo di consumo orario.

Facciamo l’esempio pratico: considerato che il costo in bolletta di un kWh è di circa 0,2 euro, un apparecchio da 3,5 kW di potenza ha un consumo orario di 0,7 euro; se nell’arco di una giornata questo viene tenuto acceso per una durata complessiva di 5 ore, il consumo giornaliero sarà di 3,5 euro e quello mensile di 105 euro.

È ovvio però che non sempre l’apparecchio funziona al massimo della sua potenza, e che di conseguenza il consumo tende a variare anche a seconda delle modalità di funzionamento; la deumidificazione, per esempio, assorbe un quantitativo di energia nettamente inferiore rispetto alla funzione di raffreddamento, e quest’ultima consuma meno rispetto alla funzione di riscaldamento.

Ulteriori fattori che incidono sul consumo dipendono dalla tecnologia utilizzata dall’apparecchio; nelle vecchie etichette energetiche, infatti, alcuni modelli erano classificati A+ e A++, il che indicava una efficienza superiore rispetto ai modelli classificati A.

Nelle nuove etichette energetiche dei climatizzatori, però, i “+” sono stati ormai rimossi e le classi sono tornate a essere semplicemente quelle indicate dalla A alla G; questo perché la variazione di efficienza, e quindi il consumo del condizionatore A++, sono comunque minimi rispetto a quelli di un condizionatore di classe A.

La rimozione dei “+” non deve essere intesa come un declassamento di questi apparecchi, quindi, ma è stata applicata soltanto per una mera questione di semplificazione, perché i climatizzatori e i condizionatori di ultima generazione sono tutti basati su tecnologie in grado di migliorare costantemente il rendimento energetico e ridurre i consumi.

 

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