Pericolo per le foreste italiane: albero tagliati anche in zone sotto tutela

Ultimo aggiornamento: 01.06.20

 

Lo sfruttamento selvaggio delle aree boschive italiane preoccupa gli ambientalisti e non solo: serve maggior tutela e permettere alle foreste di maturare.

 

Le foreste italiane sono sotto attacco, lo sfruttamento economico ha la meglio sul loro ruolo biologico e la biodiversità. Basti pensare che la competenza di boschi e foreste è del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, quindi l’ottica è quella produttiva piuttosto che di tutela, come invece sarebbe se la competenza fosse del ministero dell’Ambiente.

Si dice che la superficie forestale italiana sia triplicata negli ultimi 100 anni o poco più. Ciò è sicuramente vero, tuttavia come fa osservare lo scrittore ed ambientalista Fabio Balocco tale risultato non è certo frutto di una mirata politica conservazionista bensì è una conseguenza diretta del declino delle attività agrosilvopastorali. 

La ripresa boschiva, quindi, non è messa in discussione tuttavia ben altra cosa è la ricostruzione di foreste mature le quali richiedono circa 80 anni. Balocco fa notare una distorsione di fondo nel determinare le statistiche forestali: in pratica viene etichettato bosco una superficie con alberi di altezza limitata, dunque alberi non maturi. Insomma si parla di bosco da un punto di vista quantitativo ma non qualitativo. La superficie boschiva matura in italia è irrisoria.

Un altro problema fatto notare da Balocco è che gran parte dei boschi nostrani sono gestiti a ceduo, di conseguenza vengono tagliati ogni 15 o 20 anni. Un bosco ceduo ha un ecosistema povero, proprio quando sta cominciando a maturare viene tagliato.

Se da un lato il basso rapporto tra legno prelevato e accrescimento delle foreste rappresenta un raggio di sole, guardano di dato storici del ministro dello Sviluppo Economico la produzione e l’importazione della migliore legna da ardere, unitamente a sottoprodotti e ad altro materiale legnoso sono in crescita e non da oggi bensì dal 2001.

Balocco accusa denuncia la concreta assenza di tutela delle foreste tano che si arriva a tagliare alberi in zone boschive soggette a vincolo, vincoli che di fatto sono solo sulla carta se è vero che vengono abbattuti alberi in Valle del Farma Merse, nella riserva del Lago di Vico e finanche nella riserva del litorale romano. La questione è ottimizzare il rapporto tra bosco ad alto fusto e quello ceduo attualmente sbilanciato a favore del secondo. Altra misura ritenuta necessaria dallo scrittore è una percentuale di boschi lasciati all’evoluzione naturale, serve quindi una legge in tal senso contemporaneamente all’individuazione di siti da tutelare in ciascuna regione italiana.

È utile segnalare la posizione del professor Franco Pedrotti, botanico, naturalista e studioso di geobotanica e fitodinamica che nel criticare il protocollo d’intesa  tra Federlegnoarredo e Federparchi ha spiegato che la gestione forestale delle aree protette è cosa ben diversa dallo sviluppo ecocompatibile ai fini dello sfruttamento del patrimonio boschivo, ciò che serve è una autentica conservazione dei boschi.

Balocco, poi, boccia senza appello la tesi di quanti sostengono che aumentando i tagli Italia e nel resto d’Europa si alleggerisce la drammatica situazione forestale dell’Africa Centrale, del Borneo e della martoriata Amazzonia poiché da quelle zone si ricava legno pregiato mentre il legno italiano serve come combustibile. Regge poco anche la scusa secondo la quale diminuiscono i rischi d’incendio nelle zone di contatto tra centri abitati e foreste che si trovano lontane dalle aree urbane. Oltretutto è cosa nota che per le fiamme sono facile preda boschi e aree arbustive giovani mentre le foreste mature sono più resistenti, in particolar modo se il è intatto il sottobosco che riesce a trattenere l’umidità anche in estate quando piove di rado.

 

 

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