La stufa a pellet e le normative per l’installazione nei condomini

Ultimo aggiornamento: 28.11.20

 

La stufa a pellet è un dispositivo adibito al riscaldamento di ogni tipo di ambiente, sia domestico sia professionale, simile alle vecchie stufe a legna delle quali rappresenta la moderna evoluzione. Invece di bruciare legna, però, il combustibile solido utilizzato è appunto il pellet, ragion per cui è molto più economica da gestire rispetto agli impianti di riscaldamento elettrici o a combustibili fossili quali gasolio e carbone.

Il pellet, infatti, è realizzato con gli scarti di lavorazione del legno, soprattutto segatura e trucioli, che vengono miscelati con lignina, un polimero vegetale che fa da legante, per poi essere pressati e compattati fino ad assumere la classica forma di cilindretti.

 

I vantaggi

Il primo vantaggio delle stufe a pellet, quindi, è il basso impatto ambientale dovuto alla lignina che, essendo un legante di estrazione vegetale, è molto meno inquinante rispetto ai leganti sintetici. Trattandosi di segatura e trucioli compattati, inoltre, la quantità di ceneri e di residui incrostanti è di gran lunga inferiore rispetto a quelli prodotti dalla combustione di legna grezza, tra l’altro ricca di resina, che bruciando rilascia residui incrostanti nella canna fumaria, o a quelli del carbone e degli oli combustibili raffinati, che invece rilasciano dei fumi grassi e densi di particolato e fuliggine, particolarmente dannosi per la salute oltre che per l’ambiente.

Una delle ragioni alla base del successo e dell’incremento nella domanda delle stufe a pellet, è quella di portare vantaggi anche dal punto di vista economico ovviamente, sia per quanto riguarda le detrazioni fiscali sulla spesa di acquisto, che possono arrivare fino al 65% in alcuni casi, sia per i successivi costi di gestione e manutenzione dell’impianto.

La spesa media annua di combustibile infatti, per il riscaldamento e la produzione di acqua sanitaria, con una stufa a pellet può variare dai 1.200 ai 1.800 euro circa, a seconda della quantità giornaliera consumata. Anche aggiungendo il consumo elettrico del bruciatore alla spesa complessiva, i costi restano decisamente più economici rispetto alla legna e al gasolio, per non parlare dell’energia elettrica.

 

 

Un’occasione per risparmiare

Le stufe a pellet rappresentano quindi il metodo di riscaldamento ideale per le abitazioni e i condomini che si trovano ai margini delle zone abitate e non sono raggiunti dalla rete del gas. Sono più economiche rispetto agli impianti di riscaldamento centralizzati a gasolio, o a legna, molto meno inquinanti e decisamente più pratiche e sicure da gestire rispetto agli impianti alimentati a GPL, che richiedono una cisterna di stoccaggio per il gas o un locale adatto dove conservare in maniera sicura le bombole di ricambio.

Per quanto riguarda la manutenzione richiesta, invece, le stufe a pellet si rivelano estremamente convenienti anche su questo versante, e ora vedremo subito il perché.

La stufa a pellet, per funzionare, ha bisogno di essere collegata alla rete elettrica come un comune elettrodomestico. L’alimentazione elettrica servirà ad alimentare la resistenza del bruciatore, che diventa incandescente fino a quando non innesca la combustione del pellet e rimane accesa a seconda della capacità del serbatoio. Una ventola situata all’interno della stufa, poi, attua un tiraggio forzato dei fumi di combustione incanalandoli verso la canna fumaria. Questo sistema permette di fare uso di canne dal diametro ridotto, da 80 a 100 millimetri al massimo, realizzate con materiali refrattari all’incrostazione dei residui che, in ogni caso, grazie al tiraggio forzato non hanno il tempo di attecchire alle pareti interne e vengono subito spinti fuori, aumentando notevolmente l’intervallo di tempo richiesto tra una pulizia e l’altra.

 

Un po’ di cura

La manutenzione richiesta è di gran lunga ridotta anche per quanto riguarda la parte logistica e lo spostamento del combustibile. Alcuni modelli di stufa a pellet infatti, soprattutto quelli destinati a servire impianti centralizzati, sono dotati di un serbatoio di stoccaggio per una certa quantità di combustibile e di un sistema di trasporto a coclea, che preleva, in modo automatico e cadenzato, piccole quantità di pellet dal serbatoio e le trasferisce fino alla camera di combustione. Il cronotermostato di cui sono dotati i modelli più recenti, inoltre, permette di automatizzare completamente il funzionamento dell’impianto programmando anticipatamente gli orari di accensione e spegnimento, in modo da semplificare al massimo la gestione.

 

 

Installazione: cosa prevede la legge

Proprio a causa degli aspetti legati allo scarico dei fumi di combustione, però, l’installazione di un stufa a pellet è soggetta ad alcune prescrizioni previste dalle normative vigenti in materia, e deve rispettare gli standard imposti circa le distanze e la quota da rispettare per il posizionamento della canna fumaria, e sulla tipologia e qualità dei materiali di fabbricazione. Come la camera di combustione, per esempio, che deve essere realizzata obbligatoriamente in lega di acciaio AISI 316 come prescritto dalla normativa UNI vigente in Italia.

Tornando alla questione dell’eliminazione dei fumi, la legge italiana prevedeva lo scarico a tetto obbligatorio soltanto nei condomini, mentre all’interno di una singola unità immobiliare si poteva eseguire tranquillamente un’installazione dell’impianto con scarico a parete. Invece che a tetto. Di recente però, è stata introdotta una modifica al DPR 412/993 relativo agli scarichi degli impianti termici negli edifici, in particolare all’articolo 5, secondo la quale, adesso, tutti gli impianti di riscaldamento di nuova installazione dovranno rispettare il requisito dello scarico dei fumi a tetto e della quota minima di posizionamento della canna fumaria, non soltanto nei condomini ma anche nelle singole unità immobiliari.

La canna fumaria dell’impianto a pellet condominiale inoltre, è ramificata in base al numero degli appartamenti serviti, e quindi il collegamento dovrà avvenire sempre secondo le specifiche richieste dalle normative.

Per ulteriori precisazioni in merito potete consultare direttamente le norme UNI 10683/2012, relativa alla verifica, controllo, installazione e manutenzione di generatori di calore alimentati a legna o altri biocombustibili, UNI 9615 per quanto concerne le caratteristiche di tenuta e impermeabilità della canna fumaria, e UNI 7129, relativa alle distanze minime da rispettare, quota di scarico inclusa, per il corretto posizionamento degli scarichi.

 

 

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