Inquinamento: stufe a legna e pellet sul banco degli imputati

Ultimo aggiornamento: 24.06.19

 

Camini e stufe a pellet sono fonte di inquinamento? Contrariamente da quanto si potrebbe pensare, la risposta è affermativa. I picchi di emissioni dannose si registrano, naturalmente, nel periodo invernale. I dati di Arpa Toscana sono chiari, inequivocabili e non assolvono neanche le caldaie a pellet, o meglio, quelle caldaie non tecnologicamente avanzate e dunque capaci di aver un minor impatto sull’atmosfera.

 

La situazione in Toscana

In Toscana la produzione del 70% di PM10 si deve agli impianti di riscaldamento domestico. Tali emissioni, riferisce Arpa, sono imputabili alla combustione di legna e simili. Prima di proseguire vogliamo spiegare velocemente cosa si intende con PM10. Tale sigla significa “Materia Particolata” e identifica una delle frazioni in cui è classificato il particolato.

Il 60% di queste particelle è composta da altre ancora più piccole e sono indicate con la sigla PM2,5; queste possono raggiungere le porzioni alveolari dei polmoni in 30 giorni. Queste particelle sono composte da fumo, polvere e aerosol. Principalmente le fonti di PM10 sono derivanti dall’attività dell’uomo, a cominciare dai processi di combustione, ma non solo.

 

 

La tipologia dell’apparecchio determina i fattori di emissione

Arpa spiega che i fattori di emissione sono determinati dagli apparecchi in cui avviene la combustione. Per esempio un caminetto chiuso dove avviene la combustione della legna produce – a parità di calore generato – 1/3 delle polveri frutto della combustione di un caminetto aperto. Per quando riguarda i pellet, la differenza di emissioni è minima tra quelle di alta e bassa qualità.

È fatto presente, inoltre, che le caldaie a legna a tiraggio naturale presentano dei valori di concentrazione delle polveri molto più alto rispetto alle caldaie a tiraggio forzato e con regolazioni elettroniche. In questi casi la concentrazione delle polveri si dimezza.

In una caldaia a biomassa il puffer, se presente, contribuisce a una riduzione significativa delle emissioni. Gli apparecchi a pellet e cippati di ultima generazione hanno non soltanto una migliore efficienza ma producono anche meno emissioni rispetto alle stufe a legna e ai caminetti. Il problema è che la maggior parte degli impianti in uso sono inefficienti e inquinanti perché vecchi.

 

Alcune raccomandazioni sulla combustione domestica

Ridurre le emissioni è possibile e doveroso ma bisogna mettere in atto una serie di misure. Le premesse fondamentali sono una corretta manutenzione degli impianti e il loro perfetto funzionamento. Anche l’amministrazione comunale è chiamata a fare la sua parte con una serie di misure circa il riscaldamento a biomasse nelle case.

Oltre alle misure emergenziali sono di vitale importanza quelle strutturali come incentivi per la chiusura dei camini aperti, accordi con aziende che forniscono servizi quali l’erogazione del gas che prevedano un costo minore per l’allacciamento delle nuove utenze. Fondamentali, poi, i controlli alle caldaie.

 

 

Il turnover tecnologico

Inutile sottolineare quanto le emissioni di cui abbiamo parlato fin qui sono altamente nocive per l’ambiente e di conseguenza degli esseri viventi. In generale si registra una diminuzione della produzione di PM10.

Ciò è stato possibile soprattutto al cosiddetto turnover tecnologico ossia alla sostituzione dei vecchi apparecchi con nuovi e più efficienti non solo sotto il profilo dei consumi ma anche dal punto di vista delle emissioni di sostanze inquinanti. Ma come scegliere caldaie a pellet ecc. meno inquinanti? Utile è il sistema introdotto dal decreto ministeriale 186 del 2017 che prevede una classificazione a stelle. Queste sono associate alla classe energetica di una caldaia e varia da un minimo di una a un massimo di quattro stelle.

Va da sé che maggiore è il numero di stelle e maggiore sarà il risparmio in termini di consumi assicurato da quel modello specifico. Per assegnare le stelle vengono presi in considerazione cinque differenti parametri: rendimento, emissioni di particolato primario (PP), ossidi di azoto (NOx), composti organici totali (COT) e monossido di carbonio (CO).

 

 

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 voti, media: 5.00 su 5)
Loading...