Il Compost Heating e il riscaldamento domestico

Ultimo aggiornamento: 21.11.19

 

Come utilizzare la più antica delle tecniche di riciclaggio a beneficio del clima all’interno dell’abitazione e del risparmio sulle spese relative alle bollette luce-gas

 

Il livello tecnologico è ormai arrivato a un punto tale da consentirci finalmente di abbandonare le fonti di energia non rinnovabili, anche se in maniera graduale ovviamente, in favore di quelle rinnovabili e a basso impatto ambientale. Questa tendenza, tra l’altro, è diventata un vero e proprio obbligo morale visti i disastrosi effetti che l’inquinamento ha causato al nostro pianeta, mettendo una seria ipoteca sul futuro del genere umano.

 

Le scelte più green

L’utilizzo dell’energia solare e delle turbine eoliche, quindi, e il graduale passaggio dai combustibili più inquinanti a quelli con minori emissioni, come il gas metano, è fortemente incentivato dai vari bonus e agevolazioni fiscali che, ogni anno, vengono inseriti nella legge che regola l’acquisto, l’installazione, la verifica e il controllo degli impianti per la produzione di energia elettrica, acqua calda e riscaldamento domestico.

Se da un lato i nuovi sistemi sono di gran lunga meno inquinanti, più sicuri e anche più economici per quanto riguarda i costi di gestione, per esempio rispetto alle vecchie caldaie, il loro lato oscuro è rappresentato dal maggiore investimento iniziale richiesto, anche se in gran parte recuperabile grazie alle agevolazioni fiscali, e dal fatto di essere soggetti in ogni caso all’obsolescenza programmata, secondo gli standard dei modelli consumistici su cui si basano le economie delle nazioni più sviluppate.

Se è pur vero e provato che l’elevata sofisticazione tecnologica dei moderni impianti permette di ridurre l’inquinamento e i consumi, la loro realizzazione, soprattutto quella delle centraline elettroniche, tanto complesse quanto delicate, richiede in ogni caso un processo produttivo che genera un massivo impatto ambientale.

 

 

La tecnologia sottrattiva

Quando si parla di energia e riscaldamento, quindi, la sostenibilità dei metodi produttivi ha un peso notevole e non stupisce affatto sentir usare sempre più spesso il termine tecnologia sottrattiva.Questo particolare ramo della ricerca tecnologica, infatti, pur proponendo sempre soluzioni di natura artificiale, con l’uso di meccanismi e impianti risultati da studi e rigorosi test di controllo, ha un occhio di riguardo verso i sistemi che si basano su processi fisici ancestrali, mutuati cioè dai processi naturali stessi dell’ecosistema planetario.

Un classico esempio di tecnologia sottrattiva, per esempio, sono gli impianti di compostaggio dei rifiuti i quali, utilizzando un processo del tutto naturale e a bassissimo impatto, sono in grado di produrre biocombustibili, solidi e liquidi, sostanze fertilizzanti prive di additivi chimici industriali e, in alcuni casi, anche il calore necessario a riscaldare l’acqua e gli ambienti domestici.

A questo punto è ovvio che la possibilità di riscaldare un appartamento e produrre acqua sanitaria tramite un impianto di compostaggio avrà già aguzzato l’attenzione di molti di voi lettori, quindi cerchiamo di capire meglio quali sono i probabili costi, le condizioni necessarie, i pro e i contro di questa particolare soluzione per il riscaldamento domestico esaminando più da vicino cos’è e come funziona un impianto destinato al Compost Heating.

 

Una nuova forma di riscaldamento

Il Compost, in natura, non è altro che il terriccio che costituisce lo strato più superficiale del suolo, ed è prodotto dalla naturale decomposizione di materiale ligneo e fibroso, rami secchi, foglie e altri scarti organici. Questi ultimi vengono bagnati dalle piogge e con la naturale ossigenazione dell’aria permettono ai batteri di proliferare, assimilare gli scarti come nutrimento e trasformarli quindi in compost. L’intero processo è paragonabile a una lenta digestione e richiede soltanto un po’ d’acqua e di ossigeno, ma in cambio genera calore e gas metano.

Siccome in passato la tecnologia non era ancora evoluta a un livello tale da consentire un adeguato sfruttamento, questa tecnica veniva applicata soltanto in ambito agricolo, per la produzione di fertilizzanti naturali, ammendanti e torba.

Grazie ai progressi raggiunti dalla tecnologia attuale, però, non soltanto è possibile utilizzare il processo di Compost Heating per la produzione di biomasse e biogas, da usare come combustibili a basso costo e a basso impatto ambientale, ma è stato trovato un modo proficuo per sfruttare anche il calore emesso durante il processo.

 

 

I sistemi di Compost Heating per uso domestico sono realizzati applicando un’estensione all’impianto idrico dell’abitazione. La sezione aggiunta è flessibile, in modo da potersi arrotolare con una certa facilità ed essere disposta a cerchi concentrici all’interno di un cumulo di rifiuti vegetali compressi e bagnati, solitamente si usano gli scarti della cippatura del legno perché sono più fibrosi e impiegano più tempo a essere digeriti dai batteri.

Una volta creato, il cumulo di scarti andrà ricoperto con del compost già pronto, in modo tale da mantenere una netta separazione tra l’ambiente interno e quello esterno ma, allo stesso tempo, di permettere il passaggio dell’ossigeno, unico combustibile necessario al processo digestivo dei batteri.

Una volta innescato, il processo di compostaggio di un singolo cumulo di scarti dura mediamente dai 18 ai 24 mesi generando calore a una temperatura costante per tutto l’arco di tempo, e la velocità può essere “regolata” in modo semplice, spruzzando un po’ d’acqua sul cumulo ogni qualvolta si desideri dare una svegliata ai batteri e accelerare il loro processo digestivo.

La temperatura massima generata oscilla tra i 55 e i 60 gradi, quanto basta per riscaldare un pavimento radiante a bassa temperatura che fornisca calore agli ambienti domestici senza costi energetici, a essere erogata come acqua calda sanitaria oppure a integrare quella parte del fabbisogno termico che i collettori solari o gli altri impianti non sono in grado di produrre.

Il processo di compostaggio, come abbiamo visto, genera anche gas metano; l’utilizzo della tecnica di Compost Heating così come l’abbiamo descritta, quindi, è relegato soprattutto alle abitazioni situate in zone remote e rurali. Ciò non toglie che sono in fase di studio dei sistemi che cercano di replicare, su piccola scala e per uso domestico, gli stessi principi di funzionamento dei grossi impianti di compostaggio industriale, quindi sarà molto interessante vedere come si evolverà il mercato energetico e del riscaldamento nei prossimi anni.

 

 

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