Google tra domotica, startup e sviluppatori

Ultimo aggiornamento: 14.09.19

 

I dispositivi compatibili con Google Assistant aumentano di giorno in giorno, anche grazie alla politica di investimenti nelle startup più promettenti da parte dell’azienda di Mountain View.

 

Già da qualche tempo le attenzioni di Big G si sono rivolte verso tre aree particolari: il settore della domotica e quindi dell’intelligenza artificiale, lo sviluppo software e, infine, le startup. In questo trittico Google ha individuato grandi potenzialità e sta investendo con decisione senza preoccuparsi più di tanto della spietata concorrenza. Dopotutto la torta è grande e una fetta sembra esserci per tutti… almeno per il momento.

 

La rincorsa di Google Assistant

Partito con circa due anni di ritardo rispetto a quello che, senza dubbio, è il principale competitor, ovvero, Alexa di Amazon, Google Assistant sta recuperando il terreno perduto e oggi sono diverse migliaia i dispositivi che supportano Google Home: speaker, termostati e smart display sono soltanto la punta dell’iceberg sotto al quale ci sono una miriade di elettrodomestici, purificatori d’aria efficaci, sistemi di illuminazione, di videosorveglianza e molto altro.

 

Un ecosistema aperto agli sviluppatori

Lo scopo dichiarato di Google è quello di creare un ecosistema aperto dove gli sviluppatori possano muoversi liberi dalle costrizioni al fine di rendere le loro applicazioni compatibili con un numero sempre maggiore di dispositivi. L’unione d’intenti tra Big G, produttori di hardware e sviluppatori, saliti tutti sulla stessa barca, ha permesso di arricchire Google Home con tante nuove funzionalità e abilità.

 

 

Un aiuto alle startup

Google si guardata intorno e continua a farlo in cerca di interessanti realtà su cui scommettere; il nuovo programma di investimento per le startup early-stage è nato proprio con questo scopo. L’iniezione di capitali, chiaramente, è solo uno dei punti del programma e serve per l’avvio dell’attività, compreso, naturalmente, l’assunzione di personale. Google non si ferma all’elargizione di denaro. 

Alle startup è fornito il prezioso supporto degli ingegneri Google oltre alla possibilità di avere l’esclusivo accesso a strumenti di sviluppo e funzionalità innovativi, senza dimenticare la possibilità di accedere ai servizi di Cloud Platform, il cloud service più potente al mondo che dà la possibilità di sviluppare qualsiasi progetto digitale. 

Tra le aziende che hanno beneficiato dei fondi di Google ci sono GoMoment, Edwin, BotSociety e Pulse. GoMoment ha sviluppato un concierge digitale che proprio come uno in carne e ossa risponde alle esigenze degli ospiti degli hotel. Interessante la sua capacità di smistare le richieste ingestibili dall’assistente virtuale al personale fisico della struttura ricettiva. Edwin, invece, propone un tutor di nome Ivy per gli studenti che vogliono imparare una nuova lingua. Ivy che prepara lezioni e test su misura simulando quelli che dovranno affrontare gli studenti in sede di esame. Quanto a BotSociety e Pulse, hanno messo a punto strumenti e applicazioni che possano essere utili agli sviluppatori interessati a progettare e testare servizi vocali.

 

Asylo

Google non si preoccupa soltanto di assistenti virtuali, com’è giusto che sia e ha creato Asylo. Avrete notato che si tratta di una parola del greco antico: significa porto sicuro. Si tratta di un framework open source ed è qui che possono attraccare gli sviluppatori per eseguire le app in un ambiente protetto dalle minacce informatiche.

 

 

Google cosa ci guadagna?

Ma in tutto questo, Google cosa ci guadagna? Avrete certamente capito che non si tratta di mecenatismo. Big G avrà la possibilità di collaborare con nuovi esperti e sfruttare le loro idee innovative: personale qualificato lavorerà per migliorare google Assistant. Lo scopo è evidente: superare Alexa di Amazon, Cortana di Microsoft e Siri di Apple grazie a una presenza superiore rispetto ai tre competitor. Google vuole che il suo assistente virtuale cresca sempre più in efficienza nel rispondere alle esigenze degli utenti e di conseguenza soddisfare ogni bisogno nel minor tempo possibile e senza il minimo errore.

 

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