Cos’è il pellet, quanto sviluppa in calore e come misurare la resa termica

Ultimo aggiornamento: 01.06.20

 

Il pellet è un particolare tipo di combustibile solido a basso impatto ecologico derivato dal legno, largamente usato per alimentare i generatori di calore adibiti al riscaldamento e alla produzione di acqua sanitaria, sia i grossi impianti destinati a uso industriale sia quelli a uso domestico. Questo combustibile, quindi, è realizzato a partire dai residui di lavorazione e taglio del legno, soprattutto segatura e trucioli, che vengono prodotti in gran quantità da segherie e falegnamerie. Gli scarti vengono poi accuratamente selezionati, essiccati e puliti dalle impurità, in modo da ottenere una qualità costante e un tasso di umidità residua del 15% circa.

 

Le varie tipologie

Anche il tipo di legno di provenienza degli scarti è sottoposto a selezione; le varietà di legno preferite nella produzione del pellet sono soprattutto le conifere, quindi abeti, pini, cipressi, larici e pecci per lo più, grazie alla loro maggior tenerezza e omogeneità qualitativa, ma anche il faggio sembra sia particolarmente apprezzato dato il minor contenuto di resine vegetali. Dopo la pre-lavorazione e selezione, gli scarti vengono inseriti in una pressa che li compatta e, attraverso un sistema di cilindri che li comprime sempre di più, li fa passare attraverso una trafila dalla quale escono sotto forma di spaghetti caldi, a causa dell’elevata pressione subita.

Questi “spaghetti” legnosi vengono poi tagliati e assumono il classico aspetto di cilindretti della lunghezza variabile dai sei ai dieci millimetri circa. La pressatura stessa agisce sugli scarti legnosi, trasformando la lignina che contengono in un collante naturale che riveste le fibre di cellulosa legandole saldamente tra loro e dandogli il tipico aspetto liscio e lucido del pellet.

L’assoluta mancanza di leganti sintetici, residui di verniciatura, impregnanti e altre sostanze potenzialmente nocive per l’uomo e per l’ambiente, dovuta al processo di selezione degli scarti legnosi, rende il pellet uno dei bio-combustibili meno inquinanti tra tutti quelli attualmente disponibili. Anche la variante definita agripellet, ricavata soprattutto da coltivazioni erbacee non alimentari, gusci di semi di girasole, di noci, nocciolini di sansa e altri scarti provenienti da diverse lavorazioni agricole è sempre più diffuso ormai, grazie alla minore densità delle emissioni e all’assenza di aggreganti chimici.

 

 

Le confezioni

Il pellet viene commercializzato in confezioni standard a prescindere dal produttore, sotto forma di sacchi di plastica trasparenti da 15 chilogrammi l’uno, venduti sia singolarmente sia a bancali. Ogni bancale a sua volta è standard, e consiste in settanta sacchi da 15 chili, per un totale complessivo di 1.050 chilogrammi di pellet; il bancale ovviamente non rappresenta un blocco inscindibile, e durante l’acquisto il conteggio viene sempre fatto sui sacchi.

L’effettiva resa del pellet è calcolata in base alla potenza della stufa, dal tipo di utilizzo a cui è destinato l’impianto e dal numero di ore giornaliere di esercizio, tenendo presente che 250 grammi di pellet bastano a sviluppare circa 1 kW di potenza per un’ora, e che occorrono circa 350 grammi di pellet per riscaldare un decimetro cubo all’ora.

Una stufa a pellet da 20 kW di potenza, quindi, avrà un consumo di 5 chilogrammi per ora, ma l’effettiva quantità richiesta per riscaldare un decimetro cubo per un’ora, sarà di 7 chilogrammi.

In linea di massima, per semplificare il più possibile il calcolo con una ragionevole approssimazione, un’intera stagione di esercizio di una stufa a pellet da 20 kW di potenza

richiede circa 6.000 chilogrammi di pellet equivalenti a 400 sacchi, che a un costo medio di 4 euro al sacco corrispondono a 1.600 euro. Una stufa a pellet da 4,6 kW invece, per fornire riscaldamento a un’abitazione di 100 metri quadri, per un’intera stagione, richiede soltanto 1.200 chilogrammi di combustibile, pari a 82 sacchi, per un costo di circa 330 euro.

 

Pellet: le problematiche

Data la sua natura e i metodi produttivi, il pellet offre numerosi vantaggi ma pone anche alcune problematiche. Come accennato in precedenza infatti, il pellet è un bio-combustibile, ovvero è ricavato da biomasse naturali e da scarti di lavorazione, quindi la sua produzione non ha il minimo impatto sulla deforestazione, dal momento che non richiede l’abbattimento di alberi. Gli scarti, essendo interamente di origine legnosa, non emettono fumi particolarmente inquinanti, a differenza dei combustibili fossili i cui fumi sono altamente inquinanti.

Essendo ricavati da scarti, inoltre, il pellet ha anche il pregio di costare decisamente poco, infatti il prezzo medio di un sacco di pellet da 15 chilogrammi è di circa 4 euro.

Per produrre una tonnellata di pellet, però, occorrono dai sei agli otto metri cubi di scarti, i quali provengono non soltanto da segherie e falegnamerie, ma anche da impianti destinati alla raccolta dei rifiuti legnosi di varia provenienza. Questi scarti, nella maggior parte dei casi, contengono anche altre sostanze oltre al legno. Parliamo soprattutto di vernici, colle, impregnanti e altri prodotti chimici utilizzati per la fabbricazione di mobili e altri oggetti in legno. Le ditte produttrici devono quindi eseguire un accurato lavoro di selezione su questi scarti, per evitare che queste sostanze finiscano nel pellet e siano poi bruciate nelle stufe, liberando fumi dal contenuto tossico e altamente inquinante.

 

 

Un po’ di numeri

Dal momento che l’Italia rappresenta il primo mercato in Europa per il consumo di pellet di legno, e che soltanto il 20% della quantità totale venduta ogni anno è prodotta nel nostro Paese, ne consegue che il restante 80% è di importazione. Quindi bisogna fare particolare attenzione in fase di acquisto, perché se da un lato è vero che il pellet è un combustibile poco inquinante, d’altro canto non sempre le ditte produttrici sono zelanti nel rispettare gli standard di qualità.

Quindi è meglio preferire un produttore nostrano, meglio ancora se in possesso delle certificazioni ISO relative agli standard produttivi e alla sicurezza, in modo da avere la garanzia di acquistare un pellet di qualità che, oltre a inquinare di meno, rilascia anche meno residui e incrostazioni, allungando notevolmente la durata della stufa e della canna fumaria.

 

 

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